METARITRATTI  –  by Denis Curti


E’ l’enorme investimento sul progetto. La rinuncia al fatto. Lo scadimento del dato oggettivo. L’abolizione della memoria come gesto di registrazione del presente. Il recupero di forme eteree e l’armonia di un sentimento sfuggente e poco fotografico.
Mi pare che siano questi gli elementi centrali del lavoro di Franco Donaggio. Mi paiono queste le valenze divergenti di un’operazione che intende staccarsi da uno specifico fotografico sempre più stanco e isolato.
Per comprendere appieno queste fotografie occorre entrare senza dubbi ulteriori in una dimensione più visionaria e dimenticare riferimenti e necessità di verosomiglianza e fotogenia. Occorre poi sommare il desiderio verso il mancato processo di riconoscimento, definire i confini di una scoperta stupefatta del dettaglio, e farsi coinvolgere dalla determinata abolizione del concetto di solarità della fotografia che si trasforma in pura progettualità. Finalmente, come in una complessa ricetta di alta cucina si arriverà a vedere queste immagini per quel che valgono e per quel che vogliono significare. Donaggio stesso dice “Questo lavoro per me è stato un’importante fuga dalla banalità, o peggio, dalla realtà, le scene di vita metropolitana, che sempre avvolgono i vetri della mia auto, mi propongono sottili atmosfere di angoscia ed alienazione, dandomi grande stimolo per una ‘caduta libera’ nella mia interiorità. E’ stata quindi la ricerca di uno spazio interiore che mi ha dato la possibilità di ‘trovarmi’ quasi virtualmente con gli stessi volti ritratti”. E chi come me crede al ritratto come ad un momento di incontro fra idee, potrà constatare come il fotografo ed il soggetto abbiano avuto qui, in queste immagini, l’occasione di provare il brivido della trasparenza. Di assaporare l’audacia di un rapporto di intensa curiosità e reciproca complicità.
Inquietudine e progettualità sono due condizioni essenziali del lavoro di Donaggio. Condizioni che consentono la nascita della sua proposta di unicità, indipendentemente dalla fase finale della post-produzione analogica. Sempre Donaggio riferisce a questo proposito ” per esprimermi al meglio in questo ‘percorso visivo’, mi sono avvalso di tecniche particolari come la doppia esposizione, usando un contesto scenografico di disegni a carboncino o di geometrie di carta retroilluminata creata appositamente attorno al valore emotivo del soggetto precedentemente ripreso”.
La trasformazione totale della figura, il grigio intenso delle stampe, l’atteggiamento viscerale e incombente dell’autore sembrano delineare uno sguardo dentro profondità infinite. Forse è il risultato del dramma interiore e allo stesso tempo collettivo. Oggi la fotografia è la compagna ideale di questo dramma.