ESCAPES  –  by Cristina Franzoni

Escapes, che tradotto significa fughe ed evasioni, racconta bene il desiderio di Franco Donaggio di scappare – seppur momentaneamente – dal mondo della pubblicità, della moda e dei lavori su commissione che tanta parte hanno avuto nella sua carriera di artista, per dar libero sfogo alla sua creatività scalpitante. Un atto di ribellione bonaria, un bisogno primario di gioco, quella sorta di spensieratezza che ci si concede quando – per una volta – non siamo ossessionati da obblighi schematici o scadenze imperiose. Questa serie si distingue dalle precedenti sia nei materiali che nella tecnica e nel formato. La carta del foglio A4 diviene la base su cui l’autore costruisce sceneggiature ingegnose abitate da figure ritagliate, incise, fotografate, disegnate e retroilluminate. Un artista come Donaggio, infatti, non si esprime con una mono-tecnica. Il suo estro arcobalenico attinge a diverse forme espressive e sempre stupisce, diverte, ci ingarbuglia. Nelle sue opere niente è scontato, facile, pronto al consumo. Nelle retrovie del suo atto creativo fanno capolino storie sognate, ricordi atavici, stralci di lavori precedenti, lampi di fantasie visionarie, accenni futuristici, financo previsioni alle soglie dell’apocalittico. Tutti questi elementi di forme e di colori pittorici e fotografici, analogici e digitali si amalgamano, si incastrano o semplicemente convivono per dar vita a dei “quadri” che riecheggiano le invenzioni di Fortunato Depero, di Pablo Picasso, ma anche di Italo Calvino – le cui Città invisibili sembrano proprio anticipare quelle formidabili del nostro autore. In Escapes il Donaggio mago e regista mette in scena personaggi umani ma non troppo, racchiusi in contesti urbani impietosi dove i grattacieli vengono quasi vomitati da figurette allampanate, solinghe; dove l’abitacolo claustrofobico di un’automobile è percepito dal conducente alienato come unico conforto; dove coriandoli colorati non vivono più in storieliete ma divengono sfondo ornamentale di surreali atmosfere di delirio. Nelle storie di Escapes, la narrazione dell’artista assume un ruolo fondamentale, vive lungo il capo di un’inesauribile matassa di creatività proteso al futuro.