LE CITTA’ VISIBILI DI FRANCO DONAGGIO  –  by Roberto Mutti

Quando la fotografia affronta il tema del paesaggio urbano, sembra quasi che voglia raccontare una città attraverso la descrizione minuziosa e realistica delle sue vie, delle sue piazze, dei suoi edifici. I due possibili risultati di questa visione portano a una sottolineatura di gusto romantica delle atmosfere oppure, sul versante opposto, a una ricerca rigorosa del senso architettonico che il fotografo sa cogliere. Ma le città sono ben più di quanto appaiono come sanno i poeti che le hanno cantate, gli scrittori che vi hanno ambientato le loro storie, i pittori che le hanno descritte, i progettisti che le hanno immaginate e, talvolta, gli stessi abitanti che le hanno vissute. Tutto questo non è sfuggito a Franco Donaggio, un autore capace di usare la duttilità della fotografia per costruire un mondo diverso, ricco di fascino e di fantasia con evidenti e dichiarati richiami allo spirito innovativo delle Avanguardie Storiche, dal Futurismo al Costruttivismo passando per il Surrealismo.
C’è un senso di leggerezza nel modo con cui il fotografo italiano si pone di fronte alla realtà confusa e rumorosa di una città ed è grazie a tale leggerezza che costruisce strutture articolate e complesse come pensieri, composizioni ardite come sogni.
I fili della luce creano intrecci che si stagliano come geroglifici sul cielo, i semafori si allungano moltiplicando senza una vera ragione le loro luci, le ciminiere si fanno di lato per lasciar passare la sagoma di un ciclista che avanza con la cadenza di un antico eroe. La facciata di una casa, l’ombra di un monumento, lo sguardo perplesso di una statua compaiono inaspettate perché Donaggio le trasforma in superfici, forme, figure dotate di un fascino misterioso: ci sono uomini immobili come figurine ritagliate nella carta e come tali posizionati nello spazio e ci sono elementi (i fanali dell’illuminazione stradale, i tombini, le rotaie dei tram) che acquistano invece un dinamismo che li trasforma in elementi attraversati da una inaspettata vivacità. Il fotografo non si sofferma a descrivere la città ma ne indaga il carattere più nascosto che solo la fantasia può cogliere: è come se volesse prendere per mano l’osservatore per condurlo fino alle soglie della sua visione dove le impalcature dei lavori di restauro sono torri che svettano e i teli che coprono le facciate dei monumenti schermi su cui si proiettano le immagini di un passato che non possiamo dimenticare perché, sembra ricordarci Franco Donaggio con questa sua bellissima indagine fotografica, in una città ci sono sempre i segni della storia che è stata ma anche le anticipazioni di quella che sarà.